I casi della Vita portano a….

…e la mattina arriva con un sole stupendo, il vento si è calmato lasciando un‘aria fresca e pulita.

Assistevamo all’affacciarsi della primavera sui colli parmensi.

Io sono abituato ad alzarmi presto, anzi, adoro alzarmi presto!

Verso le sette, faccio due passi nel giardino della Locanda e, mentre guardo l’affascinante panorama della Val Baganza, intravedo Catina sulla collina di fronte nel suo terreno.

E’ in compagnia di un cane lupo e due bovari del bernese che, sorpresi dalla mia presenza, mi corrono incontro esuberanti e simpaticamente minacciosi, ma si vede che sono buonissimi.

La raggiungo e le faccio i complimenti per il giardino.

Catina mi racconta che vive in locanda solo da alcuni mesi e che, presa dalla ristrutturazione del casale che risale al ‘700, ha avuto poco tempo per curarsi dello scoperto e vorrebbe qualche consiglio a riguardo.

Mi accorgo che non comprende subito che i miei complimenti sono rivolti proprio alla naturalità di quel luogo, al verde genuino, senza troppi “fronzoli o artefizi”.

Nel guardarmi intorno, nel silenzio, ascolto la sua voce che mi spiega che ci sarebbe il bosco da sistemare, i rami secchi da eliminare, e il giardino di fronte al casale da tosare. Tanti aggiustamenti da fare, secondo lei!

Mi permetto di distrarmi e non fare più molta attenzione a ciò che dice perché vengo letteralmente assorbito dalla visione di uno stupendo esemplare di Quercia, giù alla base della collina, che catalizza i miei sensi.

E’ una Quercus Robur, con evidenti problemi di salute si, ma esprime e “personifica” un valore che mi entusiasma, negli alberi come nelle persone: la resilienza.

La resilienza, la capacità di piegarsi ma non spezzarsi a fronte delle avversità della vita; la dote di sapersi rigenerare, adattare e reinventare, per sopravvivere.

Catina se ne accorge e mi dice..”…ah quella…piace molto anche a me ma andrebbe potata vero?…io non ne capisco molto, vorrei fare di questo posto un luogo bello, dove far incontrare persone interessanti (leggi anime ndr) creando iniziative culturali e di condivisione”.

In quel momento si accende una scintilla! 

Catina e la Locanda sembrano la somma perfetta di come si possa fare accoglienza e cultura del bello, dell’amicizia vera tra le persone che desiderano crescere e condividere. Ed è tutto lì in un posto ideale esattamente in quel momento.

Era da qualche tempo che professionalmente e, più in generale, umanamente, sentivo l’esigenza di “qualcosa” di stimolante per reinventare il mio modo di approcciarmi alla vita e alle varie situazioni!

Nel frattempo ci raggiunge Riccardo e anche lui rimane rapito dalla Quercia.

Azzardo… ”Rik cosa ne dici di usare questa Quercia per spiegare la resilienza degli alberi?…magari in organizzando un evento o a favore dei ragazzi delle scuole?”

Il Ferrari che è sempre entusiasta su nuove proposte, specialmente se controcorrente e innovative ribatte con un “ma si!!”. Rivolgendoci a Catina le comunichiamo in coro che in realtà alla Quercia non avremmo fatto proprio nulla, che andava bene così.

Lei sorride…rimane interdetta ma fiduciosa…

Le spiego che io e Riccardo abbiamo fondato un piccolo gruppo di Arboricoltori eco-etici: ci rapportiamo agli alberi cercando di avere il minor impatto possibile sulla loro esistenza. Potare solo se serve, assecondare i tempi delle piante e se il secco non è pericoloso lo riduciamo e basta. Oltre a ciò in genere pratichiamo i cosiddetti “tagli a corona” per favorire lo sviluppo della biodiversità.

Catina fa un passo indietro quasi travolta dalle nostre spiegazioni, sicuramente le saremo sembrati due fanatici. In realtà ci sorprende il fatto che ha compreso subito la vera passione che mettiamo nel nostro lavoro, nella cura degli alberi, e ci ha dato subito completa fiducia e supporto.

Una cosa che ho imparato negli ultimi anni è che le “anime ad anelli” si capiscono e si fidano reciprocamente. Si crea naturalmente una intesa perfetta che si basa sulla fiducia riconosciuta nel constatare la purezza degli intenti. In questi ultimi due anni ho capito che Catina è fenomenale nel far propri ed assecondare questi concetti, non solo con me, ovviamente, anche con tutte le persone che ha incontrato e coinvolto nei suoi bei progetti.

Mi stupisce quando mi dice “dai scegli una data e vieni in Locanda a parlare di alberi!”. Mi spiazza. Continua “si si dai…coinvolgo uno scrittore ed una mia amica che produce parmigiano. Se sei d’accordo inauguriamo così una serie di eventi che ho in mente”.

Mi ritrovo a sorridere a Riccardo pensando che davvero ci vuole poco per realizzare belle cose, se lo si fa con così tanto entusiasmo!

Rientriamo in Locanda e facendo check out ci ripromettiamo di organizzare davvero la serata.

La serata evento c’è stata a inizio estate 2017.  Mi sono trovato a parlare di alberi, davanti a una platea di 30 persone attentissime, al fianco di un bravissimo scrittore come Mario Ferraguti – grande conoscitore degli Appennini Emiliani, delle tradizioni e della fauna di quel territorio- e a Gabriella e Diego proprietari dell’azienda agricola Bastia.

Ferraguti ha scritto diversi libri; uno, in particolare, sul fascino delle case abbandonate.

Si, avete capito bene, ha scritto un libro sul fascino delle case spopolate che sono sugli Appennini: “La voce delle case abbandonate – Piccolo Alfabeto del silenzio – Ed. Ediciclo. Pagine bellissime che raccontano cosa può testimoniare una casa sulla vita che la abitava, osservando gli oggetti che contiene.

Inutile dirvi come la lettura di questo libro mi abbia aperto la mente e fatto riflettere su quanto  ci possa dire un oggetto che può sembrarci insignificante ma che per chi l’ha posseduto probabilmente aveva un significato importante, a volte vitale.

Riassumendo Ferraguti mi ha fatto ragionare sull’importanza del rispetto delle cose altrui!

E poi Gabriella e Diego. Li abbiamo ascoltati dirci cose molto interessanti su un prodotto come il Parmigiano, specialmente su come si possa produrre nel rispetto del benessere animale.

A fine serata Catina offre un aperitivo a tutti e sorseggiando un buon spumante sorride e candidamente ci dice “bravi tutti!”

Siamo felici e ci rendiamo conto che in effetti la magia del luogo ha permesso di incontrarci e conoscerci.

quattro anime ad anelli…quattro passioni diverse…quattro sconosciuti che ora si stimano.

Ci penso un attimo e rilancio: propongo a Catina di organizzare una seconda serata-evento sul vino che, come sapete, è altra mia grande passione. Lei senza pensarci sposa subito l’idea. E si riparte.

La semplicità di un sincero “perche’ no?!” ad una qualsiasi reciproca proposta ha un “sapore” entusiasmante; c’è da riflettere sul fatto di spargerne un po’ più spesso di “perché no!“,  in generale, di certo sarebbe positivo per tutti.

Subito comincio a pensare a come organizzare questo evento enoico sperando di non essermi lanciato in qualcosa di più grande di me. Com’è andata? Ve lo racconto nel prossimo post. A presto!

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I casi della vita

La storia che vi voglio oggi raccontare è, forse, la pìù emblematica, se pensiamo all’interconnessione di anime come fossero anelli di un albero.

È emblematica perchè rappresenta chiaramente  come le coincidenze, o il fato, o il destino o il seguire il proprio istinto, rappresentino qualcosa di straordinario, quasi il formarsi di una magica tela.

Chi  mi conosce, sa che questo lavoro, quello di tree climber arboricoltore, lo faccio per necessità, ma anche, oserei dire soprattutto, per passione.

Quindi sono molto analitico nel vagliare ogni  nuovo cliente, con gli eventuali pro e contro che una sconosciuta trasferta si porta inevitabilmente con sé.

Seguendo questa mia basilare teoria, quindi, mai avrei dovuto accettare l’invito di una simpatica signora settantenne che per giorni, telefonicamente, mi pregava di passare da Collecchio per vedere il suo Acero di 10 metri !

Eppure, qualche giorno più tardi, di ritorno da un’altra trasferta con il mio amico e collega Riccardo Ferrari, suggerisco di investire un po di chilometri e fare una deviazione in quel paesino sulle prime colline parmensi.

Proprio da questa deviazione, iniziano una serie di coincidenze ed incontri che ancora oggi, a distanza di due anni si sono rivelate “esplosioni concentriche” di nuove amicizie, di emozionanti frequentazioni, di proficue collaborazioni e, sopratutto, di condivisioni di passioni.

Vado a spiegarmi: cominciamo col dire che, subito, al primo incontro, la proprietaria dell’Acero di Collecchio si rivela una competente ed appassionata del verde. Abita in una tenuta ricchissima di alberi imponenti di ogni specie, volutamente messi a dimora da lei ed il marito, con un pregevole e unico gusto per le potature. Insomma, una vera arboricoltrice sotto mentite spoglie.

A Riccardo ed a me, tutto ciò non pareva vero!

La giornata nel parco di Collecchio scorre piacevole e gratificante a livello professionale ed umano. Ad un certo punto il buon Ferrari mi dice “ma stasera dove si va a dormire?” Io: “tranquillo, ho prenotato on line un b&b qui vicino!”. Mentre dico così, mi accorgo di non avere la mail di conferma!

Chiamo immediatamente quel b&b per sentirmi dire che c’è stato un disguido e che non ci sono camere libere per la notte!

Io odio gli imprevisti in trasferta!! Freneticamente comincio a cercare scoprendo che l’ospitalità locale è al completo a causa di un evento. Allargo la mia ricerca aumentando il raggio chilometrico e, a 16 km di distanza, trovo una locanda e penso: vediamo!

Impostiamo il navigatore e ci dirigiamo verso Calestano.Riccardo ed io, come a volte capita, vivendo lontani, viaggiamo con due macchine. Percorrendo la provinciale che si inerpica verso Calestano, perdo il conto delle curve e comincio ad innervosirmi. Riccardo invece, da buon toscano, è più serafico: ride e dice bischerate ,con il solito atteggiamento che mi innervosisce  sempre di più.

Mentre saliamo mi riattacco al telefono facendo il numero di riferimento per sincerarmi che anche qui non ci sia un contrattempo. Ottengo risposta  da una voce trafelata femminile : ”prenotazione on line?…non so nulla!”. Mi sale ancora la tensione e comincio a pensare di essere su scherzi a parte !!!

Poi, più soavemente mi rassicura: “ma non si preoccupi, abbiamo posto!”

Respiro, grato.

Continua il viaggio, ed il navigatore ci fa salire verso un paese sperduto sopra Calestano, Canesano, un borgo semi deserto di 4 case. Sono sempre più stanco, ho voglia di una doccia, le fatiche del tree climbing e dei chilometri si stanno facendo sentire ed ancora non abbiamo raggiunto il b&b e, a dir la verità, ho la netta sensazione di essermi perso. Riccardo continua a sdrammatizzare, ridendo per la inconsueta circostanza. Scendo dall’auto, un vento potente, ma non sgradevole, soffia.

Un cagnolino al centro del borgo si avvicina guardingo, mi squadra, fa pipi sul cerchione della mia macchina e se ne va. Guardo Riccardo che ride, vedendo la mia faccia basita. Una vecchina seduta fuori dall’uscio, che sembra quella del film Mediterraneo, mi fissa. Le chiedo se sa indicarmi dove’è la locanda nel vento. Lei mi guarda e mi risponde “vent quant a vliv…ma Locande no” (vento quanto ne volete..ma Locande no n.d.r).

Ora i miei nervi sono fuori pelle! Richiamo la proprietaria e quasi mi scappa un ” ma dove c…o sta questa Locanda?!” E lei sempre più soavemente : “sto arrivando, scendete verso il paese e la trovate sulla sinistra”…Qui la prima stranezza invece di infuriarmi decido di calmarmi.

Arriviamo in locanda ed e’ davvero un posto unico, immerso in un verde originale e con un panorama bellissimo. La locanda nel vento è una struttura elegante ed incantevole con una tangibile energia positiva.

Dormo quasi 130 notti all’anno fuori casa ed ormai “sento” i posti belli. Questo lo e’….

Una signora ucraina molto gentile, ma con un lessico assai limitato, ci invita ad entrare , in attesa della proprietaria. Guardo Riccardo che ormai ride tantissimo guardando la mia faccia desiderosa solo di un posto dove rilassarmi per cancellare le fatiche della lunga giornata.

Entriamo e ci sediamo.

La sala è davvero incantevole: tutto è coordinato e cosparso di preziosi piccoli dettagli, ricchi di gusto e di passione per gli arredi.

Fuori, il vento forte, ma non fastidioso, continua a spirare come se parlasse o suonasse una sua musica…come se raccontasse delle sue storie che vuole trasmettere a chi passa di li.

Sembrano storie belle …come un amico che trafelato ha voglia di raccontarti episodi belli che gli sono accaduti. Ne rimango stregato.

Finalmente arriva la proprietaria, Catina…e subito intuisco perchè quel posto e’cosi curato ed elegante. Rispecchia chi lo abita!! Bella donna radiosa e sorridente ed elegante nei modi.

Ci dà il benvenuto in locanda in maniera sincera e genuina…questo ci colpisce. Catina ci accompagna a visitare la locanda e dopo che scopre la nostra professione ci chiede se l’indomani potessimo fare una valutazione sui suoi alberi.

Ecco, da qui, da questo ulteriore sasso tirato per caso in uno stagno, partiranno dei cerchi di storie, degli anelli bellissimi, che vi racconterò…

Anelli che intrecciano persone ed anime amanti degli alberi del buono e del bello…amanti delle persone…amanti della vita e delle sue manifestazioni tra persone straordinarie.

I prima e i dopo.

Esistono dei prima e dei dopo.

Professionalmente e umanamente per me c’è il prima e dopo l’incontro con Mark Chisholm.

Mark è arboricoltore tree climber statunitense, pluricampione mondiale di tree climbing dell’ISA – International Society of Arboricolture. Un’istituzione per il mondo dell’arboricoltura: grande professionista e, con orgoglio, ora posso dire grande amico.

Nel 2003, con Laura Gatti – Presidente della Società Italiana di Arboricoltura e con altrettanto orgoglio che con Mark posso dire grande amica, stavamo cercando di stimolare la crescita della sezione Tree Climbing della SIA immaginando di proporre una iniziativa qualificante e dedicata.

Suggerii a Laura di fare veramente qualcosa di “forte” organizzando un workshop con l’intervento di un relatore internazionale, proveniente da quelle aree che nei primi anni duemila erano decisamente all’avanguardia nella nostra professione: Stati Uniti e nord Europa.

Con Laura si decise di accogliere il suggerimento di Rip Tompkins di invitare qualcuno a seguito della mia partecipazione al Congresso Mondiale ISA a Montreal di quell’anno; partii e devo dire che fu una trasferta molto molto proficua.

Non solo per come mi venne in mente di coinvolgere Mark in Italia (che allora era un promettente giovane tree climber) ma anche perché lì incontrai, sempre grazie a Laura, il Prof. Francesco Ferrini a cui, ancora oggi mi lega una efficace e stimolante collaborazione professionale.

A Montreal quell’anno Mark Chisholm guadagnò il podio del Campionato Mondiale di tree Climbing ISA a cui avevo avuto l’onore di assistere in qualità di giudice europeo. Sono strabilianti i suoi risultati ai Campionati Mondiali ISA: ha partecipato a 18 competizioni e per 17 volte è arrivato tra i primi quattro classificati. Per chi lo conosce è chiaro che anche questa è espressione della sua costanza, dedizione e l’allenamento continuo che sono esattamente le caratteristiche che hanno contribuito, insieme alla passione per gli alberi, a determinare la sua grandissima professionalità.

Dicevo…al termine della competizione a Montreal, Mark si godeva in un angolo tranquillo una “sana” birra, il riposo del guerriero. E lì attaccai 😊

Con non poca faccia tosta mi avvicinai e, seppur timido, sfoderai una determinazione che, con il senno di poi, ritengo sia stata la vera chiave di volta della costruzione di una robusta amicizia: gli proposi di “affacciarsi” in Italia e costruire insieme un evento di formazione che, all’epoca, non era all’avanguardia rispetto al mondo del tree climbing americano.

Al rientro lo sommersi di mail dettagliate e programmi serrati di avvicinamento al sospirato corso.

Accettò. Wow.

Preparammo un workshop di alta formazione nella primavera del 2004 per 16 selezionati colleghi professionisti a cui “somministrò” una serie di tecniche che, ancora adesso rappresentano i capisaldi della professione in Italia (ad es. le prime tecniche di ropewalking per la risalita in pianta e l’applicazione al tree climbing del nodo valdostano trecciato).

Sempre nell’ambito del workshop, dato il notevole interesse in ambiente arboricoltura, fu organizzato un open day per circa 200 professionisti nel parco di Villa Cagnola a Varese; ero nervoso, ero abituato a pianificare ogni dettaglio e Mark non sembrava interessato a sapere con anticipo cosa ci si aspettava e come relazionarsi con gli astanti…bene…a dispetto della mia ansia quello fu il momento del “prima e dopo Mark” nel tree climbing italiano.

Arrivò, lanciò il sagolino a 35 mt da terra, vi fu un “oohhh” generale e, oltre a rilassarmi, capii che in quel momento stavamo dando origine a qualcosa di importante che cambiava il tree climbing italiano.

Questa collaborazione diventò amicizia. E non solo. E’ diventata uno scambio umano e professionale profondo che vale l’investimento di tempo e risorse per incontrarci viaggiando oltreoceano spesso. Un’amicizia che ha generato una sorta di “comunità professionale”, un gruppo di colleghi italiani che hanno in Mark un punto di riferimento a cui lui destina la disponibilità che si offre a “quelli di famiglia”. 

Io considero la mia amicizia con Mark un “dono degli alberi”, un arricchimento derivato dalla mia passione per gli alberi.

Insomma. Esistono i prima e i dopo.

Radici, Rami e Vita

Ogni volta che guardo questa foto ammetto che mi perdo ad attribuirle significati sempre più articolati e insospettabili. Guardarla è diventato una sorta di “mantra ad immagine” e, rischiando di essere considerato come “spacciatore di fantasticherie metafisiche” 😊, vorrei condividere l’ispirazione che mi viene da questa foto.

Al contrario dell’astrazione io ci vedo molta concretezza; mi sembra proprio una significativa metafora della Vita, almeno per come la interpreto io con la mia esperienza. Mi affascina però il fatto che è una “immagine semplice”, come il disegno di un bambino, ritragga l’Essenziale.

I tratti semplificano la realtà, la lettura è pulita, netta, senza fronzoli. Questo è forse ciòche a volte è necessario per valutare al meglio gli eventi, le opportunità, le difficoltà e “riattrezzare” il pensiero a superare o affrontare con efficacia ciascuna di queste situazioni. Magari allargando l’orizzonte temporale e gestendo al meglio le energie. Come fanno gli Alberi.

Insomma.

C’è la terra, il prato verde, concreto e consistente, la dimensione “hard”, la base della vita, che è necessario avere e gestire.

C’è il cielo in metà foto, in perfetto equilibrio con la terra; cielo azzurro, aspirazionale, etereo…eppure materico, leggero ma altrettanto importante che la base…metaforicamente la materia di cui si nutre l’anima (per restare nel nostro tema) e in cui a volte muoversi non è così semplice…

E poi c’è l’Albero, l’individuo… l’anima che ci ha messo vita, tempo e impegno a sostenere la sua crescita, ed è cresciuto. Ha determinato il suo spazio e ci ha messo tanti “anelli”, tanti anni per diventare così, stagliandosi e combattendo.

Partendo dal suolo questo individuo ha trovato la sua strada, ha creato il proprio spazio aprendosi la strada nell’elemento Terra tramite le radici e nell’elemento Aria tramite i rami; rami e radici che, di fatto, rappresentano una connessione tra cielo e terra. Una connessione che ha una storia.

I rami raccontano di una evoluzione dell’anima…intesa come dimensione intellettuale di un essere: bivi, decisioni, percorsi di vita presi e lasciati, rami spezzati e ricresciuti in altra direzione…le metafore si sprecano.

Le radici raccontano invece di attaccamento alla vita, consapevolezze, ancoraggi e basi per la crescita, nutrimento basilare per lo sviluppo totale. Le radici degli alberi, secondo alcune teorie più recenti, sono il mezzo che permette la condivisione tra elementi “sociali” della flora, innescando il tema delle comunità e della gestione della sopravvivenza gestita in comunità.

In questa foto c’è anche, potente, la dimensione temporale; a me comunica una sorta di lentezza e di “pazienza” che impone lo “sguardo” di lungo termine verso un equilibrio generale che esorta ad astrarsi dalle opportunità/avversità momentanee per puntare alla Vita generosa (materialmente e spiritualmente) sul medio/lungo periodo.

Riflessioni. Sarà troppo da vedere tutto in un albero in mezzo a un prato? Boh…forse è solo perchè sono un’anima ad anelli 😊

Quercia e vigneto: emozioni in Val d’Orcia

Un privilegio unico: arboricoltura, cultura, territorio e vino. La quercia di Poggio al Vento e il brunello di Col d’Orcia.

Da arboricoltore ogni albero che incontro mi offre l’opportunità di dare valore alla mia idea che prendersi cura del nostro mondo è affar di tutti e che, ognuno con la propria sensibilità, può contribuire.

Certo, amando il mio lavoro sono propenso a metterci l’occhio della “speranza” ma la ricerca di alberi unici, di “storie verdi” dal sapore genuino e virtuoso, e di persone che le rendono realtà, se ne trovano, eccome. E da questo si incrociano vissuti, passioni, cultura, territorio e…fiducia nel fatto che il Bello c’è.

Oggi vi racconto di un nuovo stupore: evento recente, vissuto grazie al mio amico il Prof. Francesco Ferrini che vale davvero la pena condividere.  Per inciso al Prof. Ferrini dell’Università degli Studi di Firenze dedicherò un posto speciale in questi miei racconti, perché, anche lui, è un’anima ad anelli.

Per come è andata poteva iniziare così…

“C’era una volta una grande quercia che cresceva nella terra di un Conte, un posto molto bello, un luogo dove la ricchezza della Natura diventava vigneto; curato dai saggi del territorio il vigneto offriva un vino prestigioso. La Quercia dominava e vegliava da molti anni questa terra, fiera e maestosa custode di una sapienza antica. Da qualche tempo, però, la maestosa anima era sofferente e furono chiamati i migliori esperti per capire il da farsi…”…eh sì poteva iniziare così perché a me, come capirete, da arboricoltore e sommelier, mi è sembrata una favola…

Per uscire dalle favole e parlare di realtà vi dirò che parliamo della famosa Quercia di Poggio Al vento che si trova nella proprietà dell’Azienda Col D’Orcia di Montalcino gestita dal Dott. Giuliano Dragoni.

L’Azienda, proprietà del Conte Francesco Marone Cinzano e dei figli Sean e Santiago, ospita il vigneto che dà il nome a uno dei Cru di Brunello più prestigiosi del panorama enologico nazionale; la Quercia di Poggio al Vento è una Rovella cresciuta in questo luogo magico e la sua “anima”, che ne custodisce i tratti, domina fieramente il territorio.

Per averne cura e attenzione erano davvero necessarie la sensibilità del Conte Marone Cinzano e l’attenzione del Dott. Dragoni; perone che gestiscono con la mentalità dei manager di una importante azienda una realtà produttiva che è però anche ambiente, territorio e cultura, e su questo fondano il loro successo. Non considerando la terra una risorsa da sfruttare ma quasi come un “partner” con cui lavorare!

Ecco il perché della loro dedizione e attenzione anche per la Quercia secolare e non solo per il vigneto! Come testimone e anima di un patrimonio che va molto oltre il valore del vino e dell’azienda che va sotto il nome di Col d’Orcia.

Plauso a Col d’Orcia e mi butto a capofitto con questa voglia di scoprire questa realtà e capire se posso contribuire con la mia specializzazione a far star meglio la Quercia che mostra qualche sofferenza; incontro immediato con Dragoni e anamnesi del caso…

Le ultime 10/12 stagioni molto calde e poco piovose hanno messo a dura prova la salute della Quercia: molti cimali secchi e una diffusa microfillia in molti rami (cioè molte più foglie piccole di quanto è normale). La posizione della pianta, all’incrocio di due stradelli sterrati, non l’aiuta a usufruire dello strato di humus di superficie che, quando piove forte, viene lavato via dall’acqua che si incanala proprio sottochioma tramite gli stradelli.

Presento l’anamnesi e le osservazioni al Dott. Dragoni, ormai diventato Giuliano, e la cosa che apprezzo di più è il fatto che “parliamo la stessa lingua”: si affida ai miei consigli, nonostante lui sia molto competente in agronomia, ma, in quanto tale, sa che gli alberi sono un altro mondo. 

Mi viene affidato l’incarico di occuparmene e la cosa mi rende felice ed orgoglioso.

Mettere a disposizione la mia competenza professionale a persone così culturalmente illuminate in materia di Terra non fa che supportare e irrobustire l’attesa dell’emozione che so già che proverò nel salire la Quercia. Mi attende un privilegio unico, a cui mi preparo sentimentalmente e con dedizione quasi sacrale: quel momento non mi delude…è l’attimo in cui il mio sguardo ha schiomato sul vigneto, una volta giunto tra le fronde.

In una delle foto che allego è ritratto il vigneto visto dalla Quercia; lo sguardo “buca” dal di dentro le chiome della quercia e si posa sulla distesa di vigne. Insomma… tu sai di essere su una pianta “mito” grazie al tuo lavoro e di guardare da un punto esclusivo il vigneto che produce un vino tra i più prestigiosi ed apprezzati al mondo…non temo di esagerare nel dirvi che l’emozione è stata intensa, tracotante, e ogni volta che ci ripenso rimetto un sorriso vivo.

Di certo quell’esperienza ha aggiunto un anello robusto e significativo alla mia anima e non lo dimenticherò mai.

Tecnicamente potrete trovare i dettagli sul mio sito qui mi limito a elencare alcuni passaggi del lavoro per farvi “sospettare” che questo è un impegno ampio, tutt’altra cosa rispetto a quanto siamo abituati a pensare quando vediamo decapitare gli alberi in città perché “fanno foglie”.

Con i colleghi decidiamo per: potatura in tree climbing sui rami secchi che obbiettivamente potrebbero essere pericolosi per chi passeggia in questi luoghi; dei tagli a corona (rottura naturale del ramo) per far mantenere alla quercia un aspetto naturale a lavoro concluso e continuare a dare albergo ad insetti e microrganismi utili; una biostimolazione radicale, ovvero un inoculo nel terreno di sostanze biologiche e naturali che favoriscano l’attività radicale, come, ad es.  funghi simbiotici e attivatori della flora e fauna ipogea.

Il giorno dell’esecuzione lavori siamo tutti emozionati, giornata leggermente ventosa, ma con un sole meraviglioso che rende piacevole l’arrampicarsi e lavorare.

Esattamente per questa EMOZIONE val la pena metterci PASSIONE e IMPEGNO; quel giorno, nonostante la mia “carriera” decisamente avviata e ricca, ho raccolto la netta sensazione di essere ulteriormente cresciuto come individuo. Sorrido soddisfatto e respiro a pieni polmoni. VITA.

La potatura riesce molto bene e sperando in un inverno piovoso in primavera la Quercia risulterà molto più bella e in salute. Viene a sincerarsene anche il Conte e trovare una persona importante come lui emotivamente legato in maniera così sincera ad un albero ha il sapore di coronare una giornata costruttiva e “vera”. 

Spero sempre più un mondo popolato di alberi…e di persone così!!

Ovunque sei

Sono abituato ad alzarmi all’alba per raggiungere alberi in ogni dove. E fare il mio lavoro.

Questa volta, sabato 5 Gennaio, mi sono alzato prestissimo e ho raggiunto una sala on air radio, quella di Radio 2, quella di Ovunque Sei di Natascha Lusenti e Federico Bernocchi. Ho raccontato del tree climbing e del Pinone di Pavullo a orecchie assonnate, lontane ma attente.

Fa parte della mia crescita, raccontare: ho imparato a condividere, a divulgare e, accorgendomi che le storie interessano ed affascinano, ho vinto la mia riservatezza. Mica completamente.

Raccontare storie semplici, ma “culturalmente mastodontiche” come quelle degli alberi che ho incontrato e conosciuto, mi ha concesso il privilegio di riconoscere nelle persone (non tutte) attenzione e rispetto per il Mondo Verde. Che è il nostro Mondo. Tutte le volte aggiungo così un anello di fiducia nella condivisione e nella potenza che hanno i racconti semplici della Natura, quella di rendere stupefacenti eventi che diamo per scontati come un albero che cresce, il foliage o una radice che cammina.

Se avete voglia l’audio dell’incontro con Ovunque Sei qui sotto.

Anime ad Anelli

Sono Stefano Lorenzi, arboricoltore professionista. 

Mi occupo di alberi dal 1994 e, tra i primi in Italia, sono Tree Climber.

Gli Alberi sono la mia vita: tecnicamente, e come individuo appartenente al Mondo Naturale. 

Quel che fa un arboricoltore artigiano, uno come me, lo potete leggere su http://www.arboricoltorestefanolorenzi.it. Qui, su Anime ad Anelli, vorrei parlare di…di tutto il resto, di tutto quello che passa nella mente mentre stai tra le fronde degli alberi e che poi trascini giù, con i piedi per terra, se hai voglia, tempo e possibilità di farlo.

Iniziamo.

“Sono gli esseri più importanti e imponenti al mondo; lo posseggono ma non lo dominano, lo assorbono. Respirano, imparano, si connettono, si proteggono e si fortificano. CRESCONO. Hanno anime ad anelli…gli ALBERI. Modelli di CRESCITA.

Ogni fase un anello, ogni attimo è fissato in una scala temporale inarrivabile, indipendente. Con la maestosità di chi c’era prima e ci sarà dopo, la tenerezza della cura, la tenacia della pazienza e la potenza del linguaggio sconosciuto della sopravvivenza.

E se noi uomini fissassimo il nostro racconto di vita immaginando di nutrire degli anelli? Cosa racconteremmo, cosa fisseremmo? Qui condivido alcuni dei momenti e delle storie che ho messo e metterò nei miei anelli. Liberi di connettervi.”