Il valore delle cose semplici..e dei bisogni primari.

Credo che in queste settimane di quarantena forzata per tutti ci sia stato il tempo e, credo, ce ne sarà ancora tanto, per riflettere su alcuni aspetti della nostra vita.

Per lavoro e passione osservo sempre gli alberi e la prima riflessione che si è affacciata alla mia mente è stato realizzare come si sia dilatato il tempo.

Come la fretta abbia perso significato, quindi un po’ come gli alberi abbiamo più tempo per risolvere i nostri problemi quotidiani, abbiamo tempo per riconoscerli, isolarli e compartimentarli.

E’ una condizione strana per noi, ritrovarsi tanto tempo per affrontare delle problematiche o per gioire di cose belle.

Forse ci sentiamo in difficoltà anche perché non siamo abituati a gestire in primis i bisogni primari, siamo abituati a darli per scontati.

Una cosa che davamo sicuramente per scontato era il valore dello stare all’aria aperta, il valore di una passeggiata serena nel verde o la bellezza nell’osservare il risvegliarsi della Primavera.

Proprio facendo questi ragionamenti e confrontandomi con tanti amici ho realizzato, ora più che mai, quanto la terra o il ritorno alla sua valorizzazione sia fondamentale.

Quanto sia salutare “pulire” dalla nostra check list tutta una serie di bisogni futili, e integrare invece l’elenco con una serie di necessità più basilari che danno però grande soddisfazione e tranquillità.

In pratica cosa penso che voglia dire questa sensazione?

Semplicemente riportare i nostri ritmi e la nostra vita più vicini alla classica vita che facevano o che fanno i popoli e le persone che vivono in campagna e hanno un’economia basata sul settore primario, rivolta a soddisfare i bisogni primari: mangiare, scaldarsi, coltivare, conservare, riposarsi, ripararsi.

Non sono certo contro uno sviluppo costante della nostra civiltà; sono solo terrorizzato da uno sviluppo economico e sociale troppo veloce che non tiene conto del prossimo, delle sue esigenze e che, anzi, avanzando in modo spregiudicato e cieco spesso perde di vista anche le esigenze personali, non rendendosi conto di stare attuando una sorta di autodistruzione.

Quella che auspico non è una regressione, ma bensì una crescita ragionata e lungimirante che miri a conservare quello che abbiamo e non lo stritoli negli ingranaggi mossi da bisogni futili e poco futuribili.

Non posso più pensare che, dopo questa emergenza, non si capisca il valore del verde urbano a tutti i livelli, non si percepisca la fondamentale importanza di una vera agricoltura sana e che, come auspicavano gli antichi Greci quando assegnavano i terreni a persone che ritenevano illuminate, possa non solo conservare il territorio, ma addirittura renderlo più salubre e fertile.

Ecco perché guardando le foto del vecchio podere dove è nato mio padre sull’Appennino Tosco Emiliano, mi viene il desiderio che luoghi così non muoiano, sogno che vengano valorizzati e conservati semplicemente vivendoli, auspico che sempre più persone ne apprezzino il valore curativo che hanno sui ritmi della nostra vita e servano sempre più spesso per rallentare un po’.

In questi luoghi anche solo la stufa accesa che scalda la stanza, con sopra una pentola di cibo che profuma l’aria e uno sguardo sereno al sole che scende colorando la campagna, creano serenità e tranquillità per affrontare la notte.

Quanto più si riducono i bisogni futili tanto più diminuiscono le angosce.

Una risposta a "Il valore delle cose semplici..e dei bisogni primari."

  1. Ciao Stefano,
    mi trovo decisamente con quanto hai scritto, questo tempo sospeso fa riflettere sulla natura che ci circonda, che non si è fermata ed è per questo il bene più prezioso che abbiamo e che ci permette di vivere e soddisfare i nostri bisogni, non solo primari come mangiare ma anche di respirare e muoverci all’aria aperta. Per fortuna abbiamo loro gli amati Alberi e il verde che li e ci circonda.
    Un caro saluto e un abbraccio a distanza.

    INGRID

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