Radici, Rami e Vita

Ogni volta che guardo questa foto ammetto che mi perdo ad attribuirle significati sempre più articolati e insospettabili. Guardarla è diventato una sorta di “mantra ad immagine” e, rischiando di essere considerato come “spacciatore di fantasticherie metafisiche” 😊, vorrei condividere l’ispirazione che mi viene da questa foto.

Al contrario dell’astrazione io ci vedo molta concretezza; mi sembra proprio una significativa metafora della Vita, almeno per come la interpreto io con la mia esperienza. Mi affascina però il fatto che è una “immagine semplice”, come il disegno di un bambino, ritragga l’Essenziale.

I tratti semplificano la realtà, la lettura è pulita, netta, senza fronzoli. Questo è forse ciòche a volte è necessario per valutare al meglio gli eventi, le opportunità, le difficoltà e “riattrezzare” il pensiero a superare o affrontare con efficacia ciascuna di queste situazioni. Magari allargando l’orizzonte temporale e gestendo al meglio le energie. Come fanno gli Alberi.

Insomma.

C’è la terra, il prato verde, concreto e consistente, la dimensione “hard”, la base della vita, che è necessario avere e gestire.

C’è il cielo in metà foto, in perfetto equilibrio con la terra; cielo azzurro, aspirazionale, etereo…eppure materico, leggero ma altrettanto importante che la base…metaforicamente la materia di cui si nutre l’anima (per restare nel nostro tema) e in cui a volte muoversi non è così semplice…

E poi c’è l’Albero, l’individuo… l’anima che ci ha messo vita, tempo e impegno a sostenere la sua crescita, ed è cresciuto. Ha determinato il suo spazio e ci ha messo tanti “anelli”, tanti anni per diventare così, stagliandosi e combattendo.

Partendo dal suolo questo individuo ha trovato la sua strada, ha creato il proprio spazio aprendosi la strada nell’elemento Terra tramite le radici e nell’elemento Aria tramite i rami; rami e radici che, di fatto, rappresentano una connessione tra cielo e terra. Una connessione che ha una storia.

I rami raccontano di una evoluzione dell’anima…intesa come dimensione intellettuale di un essere: bivi, decisioni, percorsi di vita presi e lasciati, rami spezzati e ricresciuti in altra direzione…le metafore si sprecano.

Le radici raccontano invece di attaccamento alla vita, consapevolezze, ancoraggi e basi per la crescita, nutrimento basilare per lo sviluppo totale. Le radici degli alberi, secondo alcune teorie più recenti, sono il mezzo che permette la condivisione tra elementi “sociali” della flora, innescando il tema delle comunità e della gestione della sopravvivenza gestita in comunità.

In questa foto c’è anche, potente, la dimensione temporale; a me comunica una sorta di lentezza e di “pazienza” che impone lo “sguardo” di lungo termine verso un equilibrio generale che esorta ad astrarsi dalle opportunità/avversità momentanee per puntare alla Vita generosa (materialmente e spiritualmente) sul medio/lungo periodo.

Riflessioni. Sarà troppo da vedere tutto in un albero in mezzo a un prato? Boh…forse è solo perchè sono un’anima ad anelli 😊

Quercia e vigneto: emozioni in Val d’Orcia

Un privilegio unico: arboricoltura, cultura, territorio e vino. La quercia di Poggio al Vento e il brunello di Col d’Orcia.

Da arboricoltore ogni albero che incontro mi offre l’opportunità di dare valore alla mia idea che prendersi cura del nostro mondo è affar di tutti e che, ognuno con la propria sensibilità, può contribuire.

Certo, amando il mio lavoro sono propenso a metterci l’occhio della “speranza” ma la ricerca di alberi unici, di “storie verdi” dal sapore genuino e virtuoso, e di persone che le rendono realtà, se ne trovano, eccome. E da questo si incrociano vissuti, passioni, cultura, territorio e…fiducia nel fatto che il Bello c’è.

Oggi vi racconto di un nuovo stupore: evento recente, vissuto grazie al mio amico il Prof. Francesco Ferrini che vale davvero la pena condividere.  Per inciso al Prof. Ferrini dell’Università degli Studi di Firenze dedicherò un posto speciale in questi miei racconti, perché, anche lui, è un’anima ad anelli.

Per come è andata poteva iniziare così…

“C’era una volta una grande quercia che cresceva nella terra di un Conte, un posto molto bello, un luogo dove la ricchezza della Natura diventava vigneto; curato dai saggi del territorio il vigneto offriva un vino prestigioso. La Quercia dominava e vegliava da molti anni questa terra, fiera e maestosa custode di una sapienza antica. Da qualche tempo, però, la maestosa anima era sofferente e furono chiamati i migliori esperti per capire il da farsi…”…eh sì poteva iniziare così perché a me, come capirete, da arboricoltore e sommelier, mi è sembrata una favola…

Per uscire dalle favole e parlare di realtà vi dirò che parliamo della famosa Quercia di Poggio Al vento che si trova nella proprietà dell’Azienda Col D’Orcia di Montalcino gestita dal Dott. Giuliano Dragoni.

L’Azienda, proprietà del Conte Francesco Marone Cinzano e dei figli Sean e Santiago, ospita il vigneto che dà il nome a uno dei Cru di Brunello più prestigiosi del panorama enologico nazionale; la Quercia di Poggio al Vento è una Rovella cresciuta in questo luogo magico e la sua “anima”, che ne custodisce i tratti, domina fieramente il territorio.

Per averne cura e attenzione erano davvero necessarie la sensibilità del Conte Marone Cinzano e l’attenzione del Dott. Dragoni; perone che gestiscono con la mentalità dei manager di una importante azienda una realtà produttiva che è però anche ambiente, territorio e cultura, e su questo fondano il loro successo. Non considerando la terra una risorsa da sfruttare ma quasi come un “partner” con cui lavorare!

Ecco il perché della loro dedizione e attenzione anche per la Quercia secolare e non solo per il vigneto! Come testimone e anima di un patrimonio che va molto oltre il valore del vino e dell’azienda che va sotto il nome di Col d’Orcia.

Plauso a Col d’Orcia e mi butto a capofitto con questa voglia di scoprire questa realtà e capire se posso contribuire con la mia specializzazione a far star meglio la Quercia che mostra qualche sofferenza; incontro immediato con Dragoni e anamnesi del caso…

Le ultime 10/12 stagioni molto calde e poco piovose hanno messo a dura prova la salute della Quercia: molti cimali secchi e una diffusa microfillia in molti rami (cioè molte più foglie piccole di quanto è normale). La posizione della pianta, all’incrocio di due stradelli sterrati, non l’aiuta a usufruire dello strato di humus di superficie che, quando piove forte, viene lavato via dall’acqua che si incanala proprio sottochioma tramite gli stradelli.

Presento l’anamnesi e le osservazioni al Dott. Dragoni, ormai diventato Giuliano, e la cosa che apprezzo di più è il fatto che “parliamo la stessa lingua”: si affida ai miei consigli, nonostante lui sia molto competente in agronomia, ma, in quanto tale, sa che gli alberi sono un altro mondo. 

Mi viene affidato l’incarico di occuparmene e la cosa mi rende felice ed orgoglioso.

Mettere a disposizione la mia competenza professionale a persone così culturalmente illuminate in materia di Terra non fa che supportare e irrobustire l’attesa dell’emozione che so già che proverò nel salire la Quercia. Mi attende un privilegio unico, a cui mi preparo sentimentalmente e con dedizione quasi sacrale: quel momento non mi delude…è l’attimo in cui il mio sguardo ha schiomato sul vigneto, una volta giunto tra le fronde.

In una delle foto che allego è ritratto il vigneto visto dalla Quercia; lo sguardo “buca” dal di dentro le chiome della quercia e si posa sulla distesa di vigne. Insomma… tu sai di essere su una pianta “mito” grazie al tuo lavoro e di guardare da un punto esclusivo il vigneto che produce un vino tra i più prestigiosi ed apprezzati al mondo…non temo di esagerare nel dirvi che l’emozione è stata intensa, tracotante, e ogni volta che ci ripenso rimetto un sorriso vivo.

Di certo quell’esperienza ha aggiunto un anello robusto e significativo alla mia anima e non lo dimenticherò mai.

Tecnicamente potrete trovare i dettagli sul mio sito qui mi limito a elencare alcuni passaggi del lavoro per farvi “sospettare” che questo è un impegno ampio, tutt’altra cosa rispetto a quanto siamo abituati a pensare quando vediamo decapitare gli alberi in città perché “fanno foglie”.

Con i colleghi decidiamo per: potatura in tree climbing sui rami secchi che obbiettivamente potrebbero essere pericolosi per chi passeggia in questi luoghi; dei tagli a corona (rottura naturale del ramo) per far mantenere alla quercia un aspetto naturale a lavoro concluso e continuare a dare albergo ad insetti e microrganismi utili; una biostimolazione radicale, ovvero un inoculo nel terreno di sostanze biologiche e naturali che favoriscano l’attività radicale, come, ad es.  funghi simbiotici e attivatori della flora e fauna ipogea.

Il giorno dell’esecuzione lavori siamo tutti emozionati, giornata leggermente ventosa, ma con un sole meraviglioso che rende piacevole l’arrampicarsi e lavorare.

Esattamente per questa EMOZIONE val la pena metterci PASSIONE e IMPEGNO; quel giorno, nonostante la mia “carriera” decisamente avviata e ricca, ho raccolto la netta sensazione di essere ulteriormente cresciuto come individuo. Sorrido soddisfatto e respiro a pieni polmoni. VITA.

La potatura riesce molto bene e sperando in un inverno piovoso in primavera la Quercia risulterà molto più bella e in salute. Viene a sincerarsene anche il Conte e trovare una persona importante come lui emotivamente legato in maniera così sincera ad un albero ha il sapore di coronare una giornata costruttiva e “vera”. 

Spero sempre più un mondo popolato di alberi…e di persone così!!

Anime ad Anelli

Sono Stefano Lorenzi, arboricoltore professionista. 

Mi occupo di alberi dal 1994 e, tra i primi in Italia, sono Tree Climber.

Gli Alberi sono la mia vita: tecnicamente, e come individuo appartenente al Mondo Naturale. 

Quel che fa un arboricoltore artigiano, uno come me, lo potete leggere su http://www.arboricoltorestefanolorenzi.it. Qui, su Anime ad Anelli, vorrei parlare di…di tutto il resto, di tutto quello che passa nella mente mentre stai tra le fronde degli alberi e che poi trascini giù, con i piedi per terra, se hai voglia, tempo e possibilità di farlo.

Iniziamo.

“Sono gli esseri più importanti e imponenti al mondo; lo posseggono ma non lo dominano, lo assorbono. Respirano, imparano, si connettono, si proteggono e si fortificano. CRESCONO. Hanno anime ad anelli…gli ALBERI. Modelli di CRESCITA.

Ogni fase un anello, ogni attimo è fissato in una scala temporale inarrivabile, indipendente. Con la maestosità di chi c’era prima e ci sarà dopo, la tenerezza della cura, la tenacia della pazienza e la potenza del linguaggio sconosciuto della sopravvivenza.

E se noi uomini fissassimo il nostro racconto di vita immaginando di nutrire degli anelli? Cosa racconteremmo, cosa fisseremmo? Qui condivido alcuni dei momenti e delle storie che ho messo e metterò nei miei anelli. Liberi di connettervi.”